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Maggio 2009: Il controllo dei regolamenti parlamentari da parte del Consiglio Costituzionale

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DDuecento anni fa, veniva adottato il Regolamento dell' Assemblea nazionale, “salvo cambiamenti che la pratica giudicherà necessari”, precisava il testo votato all'unanimità il 29 luglio 1789. Veniva, cosi, creato un nuovo strumento giuridico, contrassegnato a doppio sigillo dalla volontà di organizzare i lavori di un'assemblea numerosa e dalla necessità di tenere conto in maniera pragmatica della natura evolutiva dei bisogni della deliberazione politica.

Da cinquant'anni, alla maniera delle leggi organiche, il regolamento dell'Assemblea Nazionale, quello del Senato, ma anche quello del Congresso del Parlamento incaricato della revisione della Costituzione , fanno l'oggetto di un controllo sistematico , da parte del Consiglio costituzionale, sul fondamento del primo comma dell'articolo 61 della Costituzione.

É significativo rilevare, a questo riguardo, che le cinque prime decisioni di conformità, rese dal Consiglio costituzionale, lo siano state in riferimento ai regolamenti delle assemblee parlamentari.

A partire da allora, cioè dal 1959, il Consiglio ha potuto esaminare trentaquattro volte il regolamento dell'Assemblea nazionale, trentadue volte quello del Senato e due volte quello del Congresso. Ogni volta, ha verificato la conformità delle disposizioni di questi regolamenti non solo alla Costituzione, ma ugualmente alle leggi organiche e anche a certe disposizioni legislative ordinarie, all'esempio del'ordinanza n°58-110 del 17 novembre 1958, relativa al funzionamento delle assemblee parlamentari.

Questo ruolo ormai ben fissato,di garante sia delle prerogative costituzionali del Governo sia dell'autonomia di funzionamento del Parlamento , presente in numerosi Paesi vicini, non era per niente scontato, al momento della sua istituzione , mediante la Costituzione del 4 ottobre 1958. In effetti, anteriormente, per più di centocinquant'anni, queste “leggi interne” delle assemblee sfuggivano ad ogni controllo e tendevano a sostituire o, addirittura, completare in modo estensivo le norme costituzionali, a tal punto che il “padre” del diritto parlamentare, Eugène Pierre, nel suo famoso Trattato di diritto politico e parlamentare del 1902, non esitava ad affermare che “ in realtà, è uno strumento dubbio, in mano alle parti; ha spesso piú influenza che la Costituzione stessa sul funzionamento degli affari pubblici”.

La revisione costituzionale del 23 luglio 2008 esige, per entrare pienamente in applicazione, sia leggi organiche che leggi ordinarie, ma ugualmente un adattamento sostanziale dei regolamenti di ogni assemblea. Il Consiglio costituzionale dovrà presto riconoscere queste modifiche che, stando alle proposte di risoluzione presentate dal presidente dell'Assemblea Nazionale e dal presidente del Senato, si riveleranno senza alcun dubbio più significative a partire dal 1959.